Le città e la memoria 1

Diomira

Trascina per girare intorno al colle · tocca la città per far coincidere le due sere

Chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s’accorciano e le lampade multicolori s’accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.

Italo Calvino, Le città invisibili (Einaudi, 1972)

Nota

Diomira ha sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate di piombo, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte bellezze che il viaggiatore conosce già per averle viste in altre città. La sua proprietà è un’altra: una sera di settembre, le lampade che si accendono insieme, una donna che grida da una terrazza.

Qui la città ha un doppio: accanto a Diomira galleggia, appena tracciata, la stessa Diomira, con le lampade già accese. È la sera uguale a questa che qualcuno crede di aver vissuto, e che non combacia mai del tutto con quella presente.

Toccate la città: le due sere si sovrappongono, tutte le lampade si accendono insieme e la donna sulla terrazza alza il braccio. Poi il ricordo si stacca e riprende a vagare, un poco discosto.

Le citazioni sono brevi estratti a scopo di commento. Il testo integrale è nelle edizioni pubblicate del libro. Città di Ottavia, Valdrada & colonna sonora ispirate da "Monument Valley" di ustwo games.

Le città invisibili